Barrette essiccate da viaggio con il muesli della colazione

Una barretta da viaggio – essiccare per comodità!

barrette essiccate

Torniamo in mezzo alla natura con la nuova avventura che ci racconta la nostra amica Elisa Bessega, che questa volta ci porta per acque: non più sulle cime ma andiamo a solcare uno specchio d’acqua con una barchetta! Siete curiosi di sapere cosa c’entra l’essiccazione? Bene, avete un intero articolo a disposizione per scoprirlo 😉 

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A prescindere dall’avventura in programma, in tempi in cui di programmi outdoor se ne possono fare ben pochi, c’è una ricetta che funziona per ogni occasione e che tengo sempre pronta per ogni uscita ma anche per lo snack di metà giornata. Sono le classiche barrette.

Una preparazione veloce per una scorta che si conserva davvero a lungo, perfetta in vista di trekking e attività all’aperto di più giorni ma anche solo per risparmiare sui costi d’acquisto al supermercato e sullo spreco di imballaggi (purtroppo le barrette industriali si trovano solo confezionate singolarmente quindi, per pochi grammi di prodotto, tantissimi rifiuti).

Le ricette delle barrette energetiche home made sono infinite, per le mie ne ho scelta una di medio apporto calorico (non serve sempre l’energia per scalare l’Everest, a volte basta uno spezzafame da escursione breve), usando più o meno gli stessi ingredienti del muesli della colazione.

Ne ho sempre un barattolo pieno per evitare di trovarmi all’ultimo secondo a comprare spuntini preconfezionati quando si presenta l’occasione di un’uscita fuori programma, come quella volta in cui Leonardo (compare di avventure e protagonista della traversata a impatto zero di cui parliamo qui), in pieno inverno, mi ha chiesto di fare un giro in barca a vela.

barrette essiccate

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Che c’entra la barca a vela con i trekking, le arrampicate e le nostre esplorazioni scialpinistiche?

Zero, pensavo. Immaginavo si sarebbe trattato di passare qualche ora tranquilla al sole a farsi cullare dalle acque placide di qualche lago. Inoltre, in un periodo di convalescenza dopo un’operazione al ginocchio, ogni scusa era buona per provare nuove attività outdoor che non richiedessero troppi sforzi.

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Eppure si è rivelata un’esperienza ben più esplorativa di quanto credessimo, immersi in un ambiente Wilderness del tutto inaspettato. Il lago di Garda, una delle più affollate mete turistiche del Trentino, attraversato quotidianamente da centinaia di imbarcazioni, durante i mesi invernali ritorna alla sua originaria natura di lago prealpino e non è raro ritrovarsi soli ad ammirare in silenzio le montagne circostanti con le cime innevate che si tuffano a picco nell’acqua, tanto da far subito pensare ai suggestivi fiordi norvegesi.

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La parte di avventura invece ce l’ha messa il mezzo: Alice. Alice è il nome della vecchia barca recuperata da amici di amici sulle coste siciliane, uno scalcagnato e adorabile guscio in legno con le vele ammuffite che fa acqua da tutte le parti ma ancora abbastanza solido da affrontare senza timore i venti del Garda.

Allontanandoci dal porto i miei compagni di viaggio ripassano brevemente le manovre (è una delle prime volte anche per loro) e provano a spiegarmi come ci si muove con quella che dalla sponda sembra una brezza leggera, ma che una volta al largo non ci lascia un attimo di tregua.

barrette essiccate

Scopro che esistono diversi tipi di andature a seconda del verso del vento rispetto allo scafo e della posizione delle vele, e per ciascuna due diversi modi per cambiare direzione di navigazione. Mi interrogo sull’oscuro meccanismo che permette di sfruttare il vento come mezzo di propulsione anche quando soffia nel senso opposto. Imparo che non “guida” solo chi sta al timone ma tutto l’equipaggio insieme; ogni manovra è fatta della collaborazione di ciascuno nel compimento di quella sequenza che, a partire dall’allentare e tendere le scotte per riorientare la vela, passando per lo spostarsi sul versante sottovento dell’imbarcazione fino allo sporgersi tutti insieme fuori bordo per riequilibrarla quando piega eccessivamente, permette di seguire la rotta prefissata.

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In tutto ciò non un secondo di pausa, unito al brivido del neofita di veder inclinare lo scafo tanto da ritrovarsi praticamente in piedi, con l’acqua che sfiora il bordo del fianco opposto. Ovunque scricchiolii poco rassicuranti e il dubbio perenne, nonostante chiunque dica che è impossibile, che prima o poi lo scafo si ribalti. Un livello di adrenalina simile a quello di una discesa su un pendio ripido, ma un lavoro di squadra mai sperimentato da noi amanti di attività outdoor del tutto individuali. Così, da totale ignorante in materia, scopro che il veleggiare è una disciplina sportiva di tutto rispetto, che di fatica se ne fa parecchia e una riserva di zuccheri a rapido assorbimento serve sempre. Ma anche che, nella nostra perenne ricerca di nuovi luoghi da esplorare, a volte basta un cambio di prospettiva per uscire dalle rotte già tracciate.

Detto ciò, passiamo alla ricetta vera e propria:

Barrette energetiche con il muesli della colazione (fiocchi d’avena, frutta secca e semi)

barrette energetiche

Ingredienti
  • 50 g di datteri
  • 50 g di prugne secche
  • 50 g di uva passa
  • 1 banana
  • 30 g di semi di chia messi in ammollo in 3 parti d’acqua
  • 30 g di semi di girasole
  • 30 g di granella di fave di cacao crudo
  • 20 g di sesamo
  • 200 g di fiocchi d’avena
  • 2 cucchiai di miele
  • 1 cucchiaio di cacao in polvere
  • 1 pizzico di sale
Preparazione

Mettere in ammollo i semi di chia per una decina di minuti in tre parti d’acqua, fino a che questa non risulti completamente assorbita trasformandosi nella mucillagine che servirà da legante.
Nel frattempo, frullare datteri, prugne secche e banana e aggiungere la poi la chia.
Mescolare il resto degli ingredienti secchi in una terrina incorporando la parte umida fino ad ottenere un composto morbido e malleabile.

barrette essiccate

Stendere l’impasto sui piani dell’essiccatore (foderandoli con carta da forno o con le vaschette antiaderenti in silicone SiliDrop) fino ad ottenere uno strato uniforme spesso 1 cm. Dividerlo subito con una spatola dandogli la forma delle barrette oppure tagliarlo con un coltello a lama dritta una volta essiccate.

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Avviare l’essiccatore con programma P1 per tutta la notte, la mattina girare le barrette (questo è il momento migliore per tagliarle se non gli avete già dato forma prima) e lasciare ad essiccare ancora qualche ora fino a che non risultino completamente disidratate. Si conservano per qualche mese in contenitori chiusi ermeticamente lontano da luce e fonti di calore, mentre per portarle con sé, anche per più giorni, è sufficiente conservarle in un sacchetto di carta.

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Ciao Roberta, semplicemente puoi amalgamare gli scarti a della polpa fresca e dei leganti (quali semi di lino ammollati, frutta secca, burro di cocco, miele), dipende un po’ anche dal gusto e dalla consistenza che vuoi ottenere. Buona essiccazione!

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