Essiccando con… Chiara Berlenga: dalla filosofia all’Azienda agricola

mele

Chiara Berlenga Biosec essiccazione azienda agricola

Succede che sei una ragazza di neanche trent’anni, vivi a Perugia, hai una laurea in Filosofia e ogni tanto, dopo il lavoro, dai una mano a mamma e papà nell’orto dietro casa. Così, per divertimento e forse per liberare un po’ la mente.

Succede che ‘sta faccenda dell’orto ti prenda un po’ la mano. E anche quella delle galline. E dei maiali. E dei paperi. Succede che ti viene il dubbio che forse il tuo cuore, le tue mani e la tua testa sono più utili e pure più felici quando parlano la lingua della natura, della terra, dei fiori e degli alberi.

Succede, infine, che trovi la quadra, concili i tuoi due pezzi di anima e ti ritrovi con un libro di Platone in una mano e un coniglio nell’altra.

Chiara Berlenga ha 30 anni e un’azienda agricola di proprietà con cui dal 2014 realizza prodotti commoventi nella loro bellezza e bontà. Dai fiori alle mele, dai cachi alle zucchine, passando per il peperoncino più piccante e lo zafferano più intenso, confezionati in vasetti e sacchettini che sono una delizia già solo per gli occhi, questa giovane e intraprendente perugina ha capito perfettamente come sviluppare un progetto di agricoltura intelligente, funzionale, moderna e innovativa. A partire dagli scarti, che sotto il suo marchio si trasformano in prelibatezze belle da vedere e ottime da sgranocchiare. Senza mai buttar via nulla ma anzi, generando ricchezza – anche economica – da eccedenze e prodotti fuori standard.

E poi? Cosa succede poi?

Succede che qualche anno dopo vai in fiera in Umbria e te la ritrovi nello stand di fronte, con tutti i suoi prodotti allineati, così carini e invitanti. Quindi vai a trovarla e le chiedi “Scusaaa maaaa… tu essicchi!?” e lei ti fa “Ovvio, essicco con voi!”

Le storie belle, quelle vere e genuine, quelle che piacciono a noi, iniziano tutte così. Come vanno a finire lo scopriamo insieme, lungo l’anno che ci attende, stagione dopo stagione, lavoro dopo lavoro, in compagnia di Chiara e della sua eccezionale esperienza di imprenditrice.

Tauro: Come hai scoperto l’essiccatore?
Chiara: Del tutto casualmente, come si scopre un tesoro in cantina: qualche anno fa, in un momento di superproduzione del frutteto di casa, ho ricevuto in prestito un vecchissimo (ed indistruttibile) essiccatore Tauro: è stato un colpo di fulmine, ho capito che l’essiccazione poteva essere una chiave risolutiva per valorizzare le eccedenze del campo, che troppo spesso rimanevano inutilizzate. Con il tempo è cresciuta la passione per l’agricoltura ed è nata l’idea di creare un’Azienda Agricola proprio a partire da quello che la mia famiglia coltivava per passione già da molto tempo (principalmente mele e zafferano). Abbiamo dato via ad altre coltivazioni – le rose ad uso alimentare, i peperoncini -, e altre ne stanno arrivando – stiamo impiantando rose canine e varie erbe aromatiche. L’essiccatore a questo punto si è “trasferito” dalle mura domestiche ed è diventato uno strumento chiave per la trasformazione dei prodotti che coltiviamo; per ovvie esigenze legate ai volumi di produzione ora ne ho più di uno così da poter ottimizzare le fasi di trasformazione ed essiccare ogni volta una buona quantità di materie prime.

T: Tante persone ci dicono di non conoscere nessun prodotto essiccato… Prima di possedere un essiccatore, ne utilizzavi nella tua alimentazione quotidiana?
C: Ho sempre consumato molta frutta essiccata, ma solo iniziando ad essiccare con le mie mani (prima in casa, poi per l’Azienda Agricola), ho capito quanto sia poco genuina la maggior parte della frutta essiccata che troviamo in commercio, risultato di trasformazioni industriali, addizionata di oli, zuccheri, solfiti, per non parlare del danno ecologico legato a materie prime e prodotti finiti che spesso fanno il giro del mondo.

T: Qual è stata la più impensabile innovazione ottenuta grazie all’essiccatore nel realizzare i tuoi prodotti?
C: La possibilità di creare, e vendere con soddisfazione, dei prodotti con una lista degli ingredienti che parla da sola: un solo ed unico ingrediente, quello della materia prima di partenza.

zafferano essiccato Biosec

T: Quale ritieni sia il punto di forza di Biosec?
C: Il poter monitorare con precisione la temperatura: questo mi permette di realizzare un prodotto che, pur essendo artigianale, rientra comunque in dei parametri tecnici ben precisi, standardizzati e quindi ripetibili, così da avere lotti di produzione con delle caratteristiche uniformi.

T: Hai consigli per migliorarlo?
C: Al genio della lampada (anzi, al genio dell’essiccatore), chiederei un modello un po’ più grande di Biosec, pensato per rispondere alle esigenze delle realtà agricole di piccole e medie dimensioni: una giusta via di mezzo fra Biosec e gli essiccatori più grandi della linea B.Master.

T: Ti sentiresti di consigliare l’essiccatore a chi ancora non ne possiede uno?
C: Lo consiglio sinceramente a chiunque, specialmente alle piccole aziende agricole: è uno strumento tanto semplice quanto rivoluzionario con cui diversificare ed ampliare le produzioni, realizzando prodotti che danno alto valore al lavoro agricolo.

T: Un’ultima domanda (che ci gira in testa da tempo): ma il coniglio lo capisce Platone?
Il coniglio lo ha capito benissimo! Ogni pomeriggio vado a ripetizioni da lui, andando avanti così fra qualche anno con un po’ di fortuna e tanta pazienza (mia e del coniglio) forse potrò caprine qualcosa anche io!

mele essiccate Biosec

2 Comments

  1. Bella testimonianza!! Anche noi abbiamo una piccola azienda agricola, coltiviamo fragole e frutti di bosco e da subito ci siamo dotati dell’ essiccatore, per noi ha mille potenzialità, tante ancora da scoprire. La nostra domanda è di tipo tecnico. Qual’è la percentuale opportuna di umidità residua che devono avere i prodotti per essere sicuri? Qual’è lo strumento migliore per misurarla? Grazie

    1. Buongiorno Lilli, di norma, giusto per darle alcuni semplicissimi dati, un prodotto essiccandosi perde circa il 90% del suo peso (costituito da acqua in questa percentuale) e ne rimane, sempre all’incirca, un 10% equivalente al prodotto essiccato. Quando un prodotto inizia a non perdere più peso significa che il processo di essiccazione è terminato: l’umidità residua può variare a seconda del prodotto ma è poco rilevante e se il prodotto è stato ben essiccato in essiccatore, l’umidità presente sarà sicuramente sotto la soglia che gli permetterà di conservarsi. Non esiste il “troppo secco”, deve essere secco del tutto per conservarsi correttamente. Ovviamente poi il prodotto andrà riposto in vasetti puliti, in vetro e chiusi con coperchio, per evitare una nuova idratazione. Complimenti anche per l’azienda agricola e buona fortuna per le nuove produzioni!

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