Sole, vento ed essiccatore

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Perché comprarsi un essiccatore quando là fuori, nel cielo, brilla gratis il sole? Condividi il Tweet

Non vi sembri questa una domanda banale. Non lo è affatto e abbiamo già affrontato l’argomento una volta, qui, nel lontano 2012, ai tempi in cui questo blog vedeva la luce. Per l’appunto.

Il dubbio è lecito e frequente, tra chi deve decidere se dotarsi dell’ennesima macchina da stipare in cucina, incorrendo quasi certamente nelle ire del coniuge e/o convivente, ma ancor più tra chi di acquistare un attrezzo infernale come questo non ci pensa per niente, e incappa nell’informazione relativa all’esistenza di un essiccatore per caso, perché la migliore amica se n’è appena comprato uno o perché la ricetta della blogger preferita prevede verze essiccate tra gli ingredienti principali.

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Leviamo immediatamente un dubbio angoscioso: se non avete intenzione di essiccare più di tre volte all’anno, è ragionevole supporre che i vostri interrogativi siano più che fondati, saremo i primi a dirvi che l’essiccatore sarebbe un investimento probabilmente inutile e sprecato (anche se in realtà sappiamo che poi ci prendereste gusto e iniziereste a far secco tutto quello che vi passa per le mani, così, dai, tanto per provare, vediamo come viene!). 😉

Se invece vi sembra bellissima una (o più) di queste cose:

  • salvare dalla pattumiera la frutta che avete comprato con tanta buona volontà e che ancora non s’è mangiato nessuno, oddio domani va a male di certo!
  • salvare dalla pattumiera la verdura che avete comprato con tanta buona volontà e che ancora… beh, sì dai, ci siamo capiti
  • reinventare e riutilizzare anche le parti di scarto dei vostri prodotti, bucce esterne, foglie, sommità, torsoli, parti apicali
  • riscoprire l’autoproduzione anche nella vostra cucina, preparando da voi gli alimenti più diversi, dal dado alla pasta, dalle barrette per la merenda alle tisane, dal pane agli aperitivi più sfiziosi, dal purè al minestrone, il risotto e il soffritto
  • convincere i più piccini che la frutta e la verdura non mordono e non li uccideranno al primo morso
  • aggiungere un tocco originale, colorato e pieno di gusto all’alimentazione di ogni giorno

potete continuare a leggere.

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Insomma, l’essiccazione fa per voi in tantissimi casi e per tantissimi usi, tutti molto semplici ma decisivi per fare veramente la differenza nel modo di pensare a quel che sta nel frigo.

In tutte queste occasioni, dicevamo, l’essiccazione probabilmente si rivelerà una validissima alleata. Perché dunque preferire un essiccatore al caro vecchio economico sole? Vediamo in pratica, che è la migliore delle argomentazioni, cosa dovremmo fare se volessimo essiccare all’aria aperta.

1. Munirsi di ampie superfici su cui appoggiare il prodotto da essiccare. Le superfici devono essere di preferenza forate, meglio se composte di una rete o una grata, per permettere all’umidità di essere rilasciata e all’alimento di appiccicarsi meno alla base.

>> PROBLEMA UNO: costruzione di superfici che rispettino queste caratteristiche.

2. Ovviamente le superfici dovranno essere grandi abbastanza da ospitare tutto il prodotto che volete seccare, avendo cura di disporlo senza mai sovrapporlo.

>>PROBLEMA DUE: spazio. Servirà veramente molto spazio per disporre tutto il prodotto senza sovrapporlo e i ripiani senza poterli impilare.

3. Disporre quindi i prodotti al sole. Va ricordato che il sole diretto è una fonte di energia e calore molto potente: accelera di certo il processo rispetto all’essiccazione all’ombra, ma rovina gli alimenti, snaturando in parte o del tutto alcune delle loro proprietà organolettiche principali.

>> PROBLEMA TRE: e se il sole non c’è? Che si fa se piove, se è nuvoloso, se c’è la nebbia? Qui, ovviamente, il problema è più sentito al nord, ma è pur sempre una variabile “scottante”: in caso di assenza dell’astro, i vostri prodotti inizieranno inevitabilmente a deteriorarsi e bisognerà aspettare che il cielo si degni di regalarci una giornata di bel tempo.

4. Coprire i prodotti da essiccare con veli o retine molto sottili che impediscano, nei limiti del possibile, il depositarsi di polvere e insetti.

>>PROBLEMA QUATTRO: ecco un ulteriore elemento costruttivo di cui tenere conto, nella fase di progettazione del vostro spazio di essiccazione naturale domestico.

5. Di tanto in tanto verificare il livello di essiccazione dei prodotti e, se necessario, rivoltarli.

>> PROBLEMA CINQUE: questa operazione non è quasi mai necessaria all’interno di un essiccatore a flusso orizzontale, ove l’aria viene convogliata in modo da investire il prodotto su entrambe le superfici contemporaneamente. Quando si rende utile effettuarla, è di norma più agevole lavorare senza scomode retine di protezione da sollevare e con cestelli dalle dimensioni ragionevoli e adatti ad essere appoggiati su qualunque superficie (tavolo, cassapanca, banco di lavoro della cucina ecc).

6. A sera ritirare i vostri ripiani al chiuso e possibilmente in un locale poco umido. Durante la notte il prodotto subirà una parziale reidratazione, che dovrà essere eliminata con il ciclo di essiccazione del giorno seguente.

>>PROBLEMA SEI: E se al tramonto non siamo in casa? Dentro un essiccatore il sole non cala mai: non sarà quindi necessario preoccuparsi di ritirare alcunché, ci risparmieremo la fatica di spostare la nostra distesa di prodotti, ma soprattutto eviteremo loro la reidratazione notturna, che può comprometterne la qualità e che in ogni caso rallenta e prolunga il processo di essiccazione.

7. Ripartire dal punto 2 fino a completa essiccazione.

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Riassumendo: risulta abbastanza chiaro che l’essiccazione al sole si compone di almeno cinque elementi critici:

  • lo spazio: sarà sempre necessaria una superficie abbastanza ampia da poter ospitare tutti i ripiani di essiccazione e vi sarà impossibile sovrapporre questi ultimi gli uni agli altri, o il sole non raggiungerà quelli sottostanti. Un essiccatore domestico vi permette di risparmiare tantissimo spazio, grazie ai cestelli interni impilabili.
  • la presenza del sole: in molte zone d’Italia non è così scontato che splenda ogni giorno, soprattutto con la stagione fredda.
  • la durata del processo: di notte l’essiccazione non solo si arresta, ma regredisce, con un conseguente spreco di tempo ed energia, ma anche col rischio di ottenere un prodotto finito di qualità inferiore.
  • un costo di base per la creazione delle strutture necessarie: la spesa sarà di certo inferiore di quella per l’acquisto di un essiccatore domestico, ma non poi di così tanto…
  • la fatica e la coordinazione umana: sarà necessario dare un’occhiata al prodotto in essiccazione più volte al giorno ed essere presenti nei momenti cruciali (per esempio a sera).

>> BONUS: con riferimento al punto 3, l’essiccazione naturale davvero rispettosa dell’alimento lo vorrebbe disposto in luoghi riparati dalla luce diretta del sole e dai suoi raggi ultravioletti, che ne possono deteriorare alcune componenti organolettiche. Per accorciare i tempi, in molte zone anche d’Italia, l’essiccazione invece avviene con esposizione diretta, addirittura previa sgocciolatura dei prodotti  (si pensi ai deliziosi pomodori del sud!), con conseguente ulteriore perdita di principi nutritivi, sali, minerali, vitamine…

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Con un essiccatore domestico possiamo rispettare appieno l’alimento, velocizzando al contempo il processo di asciugatura: quindi vinciamo due volte e non rinunciamo a nulla! I pomodori possono essere inseriti così come sono, senza essere privati nemmeno di un goccio di preziosissimo succo, e come loro tutti gli altri prodotti da trattare. Il flusso d’aria orizzontale, pensato apposta per ricreare il lavoro naturale del vento, li asciugherà con delicatezza, omogeneità e continuità. Il risultato sarà un concentrato di qualità nel minor tempo e con il minore sforzo possibile!

[a breve le nuove puntate con forno e termosifoni 😉 ]

 

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