Essiccando tra i monti: diario di uno sportivo

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C’è una parte di voi che ci segue per un motivo molto preciso e particolare, a cui però dedichiamo sempre troppo poco spazio: l’attività sportiva.

Voi, che amate le levatacce antelucane, quando ancora il cielo è color petrolio e neanche il gatto vi degna d’un guardo mentre gli passate davanti per andarvi a fare il caffè, che uscite nel gelo (e talvolta anche sotto la pioggia), guidate chilometri (e ancora ‘sto sole non vuol saperne di sorgere, oh ma a che ora l’avevate messa, la sveglia?!), patite la fame e il freddo, sopportate la sete e il solleone, vi allenate ogni giorno e controllate con attenzione quello che mangiate, e tutto questo per: un’ascesa alpina, un giro in bicicletta, una ferrata, una scalata, una maratona e chi più ne ha più ne sgambetti. Ecco, voi.

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Oltreoceano, dove esistono spazi naturali sconfinati e la densità della popolazione è molto inferiore a quella nostrana, è una necessità per i trekker e gli avventurieri di ogni natura (ciclisti, canoisti, arrampicatori, chi più ne ha più ne metta) portare con sé tutto il cibo necessario alle proprie avventure, siano esse spedizioni di più settimane o piccole avventure che prevedono una sola notte sotto le stelle. Senza rifugi né altre strutture, chi vuole percorrere distanze importanti o anche solo immergersi nella natura per più ore di quelle della passeggiata domenicale, deve farsi carico di portar con sé una quantità di viveri significativa. La cena, la colazione, e tutto quello che si mangia di giorno, per ogni giorno di aria aperta.
Per questo, laggiù l’essiccazione è la naturale soluzione al problema. Un cibo essiccato pesa meno, pur mantenendo quasi tutte le proprietà nutrizionali; ingombra meno nello zaino e si conserva a lungo. Si può reidratare all’occorrenza, o mangiare secco.

Un ottimo esempio è rappresentato dalle barrette energetiche di cui abbiamo parlato qui a più riprese, ma non sono l’unico sistema e di certo costituiscono solo una piccola parte delle possibilità di mangiar bene e sano durante le sfaticate sportive.

Sul nostro territorio questa pratica è meno comune, ma non per questo meno vantaggiosa. A tal proposito, oggi vi presentiamo Fabio: chi ci segue anche su Facebook l’avrà già visto commentare qua e là cose più o meno sensate. A volte gli piace prenderci in giro, ma noi lo amiamo lo stesso.

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Come spesso capita agli ospiti di questo blog, Fabio era nulla più che un cliente soddisfatto e molto molto intraprendente. Ha fatto, rifatto, disfatto, provato, riprovato, sbagliato, mangiato, sputato, testato ma soprattutto disidratato praticamente qualunque cosa sia entrata nella sua cucina dopo la comparsa dell’essiccatore. C’ha preso gusto, ha iniziato a condividere con noi i suoi esperimenti, i dubbi, le curiosità e soprattutto i successi, ed eccoci qui.

Qualche settimana fa s’è arrampicato su per le montagne col suo compare bulgaro, dormendo un po’ dove gli capitava e alimentandosi prevalentemente di prodotti essiccati. Non era la sua prima volta, ma è stata quella in cui ha iniziato a documentare per bene l’avventura di mangiar secco durante le escursioni. Scrive bene e cucina meglio, per essere un informatico. Sulle foto c’è un po’ da lavorare. Dategli tempo, il ragazzo può migliorare 😉
Ecco dalle sue parole com’è andata.


In val Grande, alle porte dell’inverno – 20-22 novembre 2015

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“Quel momento dell’anno che quasi tutti gli escursionisti ignorano. Quel momento alla fine dell’autunno, troppo tardivo per godersi la pioggia di colori; ché tutte le foglie sono già cadute, ingrassano il terreno nascondendone gli ostacoli, e lasciano gli alberi vuoti, spogli, e freddi come l’aria pungente che li sferza. Quel momento prima delle pennellate dell’unico colore che regnerà fino a primavera, il bianco.

In quel momento, puoi decidere di andare tre giorni in Val Grande, a contare i camosci (tanti) e le ore di luce rimanenti, (poche); cercando il sole, poco anche quello, perché ti ritrovi spesso dal lato sbagliato della valle. In quel momento prevedono pioggia e neve, e vai lo stesso, perché ti piace gestire il freddo, e il bagnato, e prepari un bel cambio in una sacca stagna, raccogli il tuo amico bulgaro, e parti.

Il giro è quello che hai già fatto tante volte, e che ti porta tanti ricordi. Ma non l’hai mai vista così, la valle. E ti piace. 

La prima notte, l’abbiamo trascorsa sotto al tarp. Anche se eravamo appena fuori dal bivacco. Maximilian ha voluto provare, con la tranquillità mentale del rifugio vicino. È stato meraviglioso. Abbiamo trovato una buona configurazione per il tarp, sufficientemente ventilata ma resistente al poco vento. Ha piovuto, e nevicato, e poi la neve è ghiacciata e sul telo è rimasta una crosta di gelo. Sotto, siamo stati cullati dal ticchettio delle gocce e dal tepore dei sacchi a pelo. 

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Preparare la colazione, lo riconosco, è stato meno piacevole e ho dovuto stringere i denti. Uscire dal sacco a pelo e iniziare a indaffararmi, del resto lo sapevo già, è la parte che richiede più pelo sullo stomaco (l’unica, a dire il vero). 

E poi giù, ancora, a prendere poco sole nel cuore della valle, e ancora su fino al bivacco di Vald, mentre minacciava tempesta.

Ci siamo arresi, e abbiamo dormito dentro. Max mancava di esperienza, io di equipaggiamento (ho prestato il sacco più pesante a lui). Avrei dovuto piantare il tarp rasoterra. La notte sarebbe passata in maniera sicuramente meno comoda, ma probabilmente saremmo riusciti comunque a dormire diverse ore.

All’alba di domenica abbandoniamo il rifugio e ci incamminiamo al freddo e all’ombra. Vedremo dieci minuti di sole in tutta la mattina, fino alla macchina.

Mi rimangono, e rimarranno, un forte ricordo, una gran voglia di tornare e rimettermi alla prova in condizioni ancora più ostili.

E tante altre cose fuori tema.”

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Ma quindi, cosa sta addentando così di gusto il nostro eroe dei monti?
Ecco qui due delle preparazioni che stavano nello zaino di Fabio. Nei prossimi mesi scopriremo con lui altre mille possibilità per mangiare (e non solo) al meglio anche outdoor.

BANANE E MELAGRANE (quello rosso):
Frullare banane mature e chicchi di melagrana in proporzione di 1:1, quindi una banana per ogni melagrana, non una banana per ogni chicco! 😉
Frullare tutto, stendere su fogli antiaderenti o carta forno ed essiccare per il tempo necessario,come sempre direttamente proporzionale allo spessore del liquido versato. In linea di massima, per una nottata di lavoro a 60° otterremo un foglio che in origine era spesso circa 5mm.
Tenete presente che quattro frutti (due banane e due melegrane, in questo caso) sono sufficienti a riempire un ripiano o due, a seconda dello spessore prescelto.
CACHI E NOCI (quello giallo):
Frullare dei cachi, quindi aggiungere alcune noci di macadamia nel frullatore e, volendo, anche delle proteine in polvere (del siero di latte, ma anche di canapa o soia o riso), ma non troppe perché quando si pedala o si cammina, il carboidrato DEVE essere il macronutriente numero uno da assimilare. Lo stesso discorso vale per le noci e la frutta secca di qualunque tipo: non esagerate!
CAVOLO E CACAO (quello verde):
Un accostamento originale, sorprendente e davvero gustoso. Frullare foglie di cavolo nero pulite, con coste e tutto (che, come sapete, quando si può qui non si butta via niente!). Aggiungere mango in proporzione di 1:1 e qualche fava di cacao. Stendere ed essiccare.

 

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Vi è venuta voglia di provarci, vero? D’accordo, magari senza dormire all’addiaccio. Però la natura ha un fascino innegabile e siamo felici quando l’essiccazione si presta, pur se in minima parte, a darvi un aiuto per goderne al meglio.

A breve su questi schermi, tutte le ricette (e i percorsi) di Fabio. Per prendere spunto e sfruttare al meglio piedi, cuori ed essiccatori.

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