Barrette Energetiche per Sportivi. E non.

darietto

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Pensavamo di avervi già raccontato chi è Larry. Avete fatto la sua conoscenza all’inizio di quest’anno, grazie all’intervista di febbraio – nel corso della quale le vocine che le abitano la scatola cranica si sono informate con dovizia di particolari sul ruolo ricoperto dall’essiccatore nella sua vita – e a seguire in un paio di gustose ricette pubblicate in queste pagine.

Vi abbiamo preventivamente segnalato la sua natura di donna arancione per fede (come potete evincere da voi guardando i suoi loghi, giusto qui sopra e qui sotto), springsteeniana per dipendenza felicemente acquisita in anni e anni di concerti, tour e dischi, saltuariamente orientista, come amiamo definire gli addicted dello strano universo denominato orienteering di cui fa parte, cuoca provetta, originale e innovativa (non ha mai in casa gli ingredienti per realizzare le ricette che si propone di preparare, ma risolve egregiamente con alternative e surrogati più o meno discutibili), integralista del corretto uso della nostra meravigliosa lingua – e per questa sua caratteristica insignita del prestigioso titolo di grammarnazi – nonchè ospite condiscendente di una serie di curiose vocine che le abitano la testa e con cui discetta senza preoccuparsi dell’altrui opinione.

Non bastasse tutto questo, segnaliamo il recente ritorno al rosso fuoco della sua capigliatura (lo notate, no, dalla foto qui sopra?!) e ne approfittiamo per ricordarvi il suo fortunatissimo – ed esilarante – blog, Larrycette, che vi delizierà le orecchie grazie ai podcast raggiungibili cliccando sopra il succitato faccione.

Ultimissima informazione, necessaria per una corretta comprensione del testo che segue (occhio: è logorroica e oggi ci ha pure contagiati, ma a differenza nostra con lei ne vale la pena), usa chiamare il marito Zzi (sì, ce l’hanno dei nomi veri, ma non ve li vogliono dire).

Ed ora… godetevi la Larrycetta di oggi!

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[Larrycette per Tauro]

Estate (si fa per dire)!
La stagione della vita all’aria aperta, dello sport e del dinamismo (si fa sempre per dire)!

Dato che le frasi nominali con la punteggiatura sbagliata mi irritano da morire, entro subito nel vivo spiegando che mi è parso questo il periodo migliore per mettere a punto un’idea di cui le vocine nella mia testa discutevano da parecchio.

Trascinata mio malgrado a gare di orienteering, che notoriamente si svolgono a ridosso dell’ora di pranzo nei posti più sperduti del globo, sono sempre stata molto sensibile alla questione “E IN TUTTO QUESTO QUANDO SI MANGIA???”, e sono sempre stata molto attenta a non farmi mancare almeno uno spuntino portato da casa.

Ora, non è che la mia preparazione e le aspettative delle mie prestazioni atletiche richiedano particolari accorgimenti nutrizionali: grazie alle riserve ben accumulate in quelle bisacce naturali che il mondo chiama “fianchi enormi” e al sofisticato sistema anti-disidratazione che i superficiali prendono per cellulite, infatti, il mio corpo è una macchina perfetta, capace di affrontare qualsiasi carestia o richiesta di dispendio energetico.

Affinché questa perfetta macchina non resti mai senza carburante, però, è comunque necessario alimentarla regolarmente.
Sebbene, in virtù di un processo evolutivo avanzatissimo, a fronte dell’ingestione di due carote crude il mio fisico sia in grado di aumentare di peso come se mi fossi scofanata un vassoio di maritozzi, per scongiurare il pur remoto rischio di intaccare le riserve, il mio accortissimo cervello manda continuamente segnali di appetito, che io non ignoro mai.

Inoltre, se ho fame, da dolce e affettuoso pupazzo di lardo, qual normalmente sono, mi tramuto in una belva idrofoba assetata di sangue, pertanto diventa interesse e premura anche di chi si accompagna a me che io possa, all’occorrenza, placare il mio appetito.

In virtù del bagagliaio sterminato che la Zzimobile ci mette a disposizione, non avrei alcun problema a recarmi alle gare con un cucinino portatile e gli ingredienti per un pranzo di nozze, da allestire alla bell’e meglio sul prato del ritrovo.
Per scongiurare questo pericolo, Zzi solitamente mi riempie la macchina di orientisti, che a propria volta recano borse e scarpe, così mi riduco a portare un banale pranzo al sacco composto da qualche tramezzino di pane integrale e un paio di banane (per vendetta, poiché Zzi è disturbato dal solo odore).

Recentemente, però, ho letto un libro avvincentissimo dal quale ho appreso che anche gli sportivi si nutrono.

Darietto

Sinceramente, a vederli, pensavo che fosse tutta gente che non tocca cibo da quando è caduto il muro di Berlino, ma a loro dire mangiano un sacco, e per giunta anche roba sostanziosa.
Nei suoi Diari, l’autore della più grande opera letteraria di tutti i tempi rivela la formula, finora segreta, di un alimento di sua creazione altamente nutriente, scientificamente equilibrato e specifico per l’attività di scanner – pardon – Scairanner.

Grazie a questa istruttiva lettura, ho scoperto che l’alimento ideale dello sportivo presenta almeno i seguenti requisiti:

– contiene carboidrati
– contiene proteine
– è portatile

Le caratteristiche organolettiche sembrano non destare alcun interesse nello sportivo.
Lungi da me anche solo fantasticare di poter mettere a punto un alimento che competa con la perfezione di quello creato dal popolare scrittore (alimento sul quale non rivelo altro per non togliervi la gioia di scoprirne i particolari quando leggerete l’opera), ho comunque pensato che anche a me avrebbe fatto bene uno snack un po’ più “tecnologico” di quello che sono solita consumare.

Mi sono ricordata che in commercio esistono delle costosissime barrette incartate in una plastica leggera (solitamente di colore nero, per comunicare aggressività e prestigio) che si dilania solo guardandola più intensamente, riversando tutto il suo contenuto nella sacca degli indumenti, salvo poi restare appiccicata ai polpastrelli a causa della carica elettrostatica, il cui difetto peggiore, però, è il sapore, che va dal “truciolo” al “purga”.

Anche ora che ho imparato che del palato il vero sportivo si fa un baffo, non avendo comunque esigenze atletiche particolari e non sentendomi affatto una sportiva, ho voluto mettere a punto delle barrette energetiche rivoluzionarie: buone da mangiare!

Ecco gli incoraggianti risultati dei miei esperimenti:

Barretta ai cereali e frutta (monovarietale)

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Queste barrette sono tutte a base di semi oleosi, frutta secca e fiocchi d’avena, e proposte in tre gusti diversi, a seconda del frutto utilizzato nella loro preparazione: prugna, albicocca o fragola.

Ingredienti (in proporzione più o meno equivalente, secondo i gusti):

  • semi di lino
  • semi di girasole
  • mandorle tritate
  • noci tritate
  • anacardi spezzettati grossolanamente
  • fiocchi d’avena
  • zucchero integrale
  • frutta precedentemente essiccata a piacere

Procedimento:

La preparazione è a prova di atleta: si mettono a mollo i semi di lino per una notte, così il giorno dopo hanno fatto quella utilissima  e invitante bava di lumaca, tanto preziosa per tenere insieme le cose; poi, in una ciotola, si mescolano tutti gli ingredienti, fino ad ottenere una massa compatta e piuttosto asciutta.

Ho utilizzato frutta essiccata in precedenza perché la “bava” dei semi di lino forniva già la componente umida indispensabile ad agglomerare gli ingredienti, e non ho voluto un impasto troppo bagnato.

Se, per qualsiasi motivo, non doveste riuscire a tenere insieme il composto, potete inumidirlo con l’aggiunta di frutta secca pestata (che rilascia olio) o con poca polpa di frutta fresca, ad esempio lo spicchio di una mela grattugiato.
Se vi piacciono, i datteri sono il non plus ultra: ne bastano un paio per aumentare esponenzialmente il coefficiente di dolcezza e appiccicosità del vostro impasto (ma coprono un po’ il sapore degli altri frutti).

Dopo pochi minuti di manipolazione, che per ovvi motivi di collosità suggerisco di effettuare con una spatola flessibile, stendete il composto su un foglio di carta da forno e mettete ad essiccare.
Io ho usato il programma “porcellino” (P6 Economy – n.d.r.) e ci ho impiegato una trentina di ore, rivoltando le barrette un paio di volte, ma erano giorni in cui sono andata a lavorare in gommone; è probabile che con un clima più estivo i tempi si accorcino, e non vedo controindicazioni nel’uso di programmi per crudisti (se la preparazione è adatta, ma mi pare di sì).

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maialino che guarda Larry pensando “Ma quanto fulminata sei?!”

Magari la redazione ci sa dire se per questi tipi di composti ci sono programmi più adatti… non so voi, ma io quando vado dietro al Biosec per scegliere il programma, li guardo sempre tutti come se non li conoscessi, e poi scelgo il porcellino… ha un’icona così carina, come si fa a non scegliere il porcellino?

Barretta di frutta fresca, essiccata e secca

Barrette-sport-02

Questa barretta è più dolce e zuccherina, perché, a parità di peso, contiene molta più frutta della precedente.
Gli sportivi traggano le loro conclusioni e scelgano quale è più indicata per la loro attività.

Ingredienti:

  • Frutta precedentemente essiccata a piacere (qui prugne, albicocche e fragole… sempre quelle, quelle avevo!)
  • Mela fresca
  • Semi di lino
  • Semi di girasole
  • Mandorle tritate
  • Fiocchi d’avena
  • Zucchero integrale

Il composto è formato, all’incirca, per due terzi dal misto di frutta essiccata e per un terzo (scarso) dagli altri ingredienti secchi, in proporzione più o meno equivalente tra loro.

Questa volta non occorre mettere in ammollo i semi di lino, perché gli ingredienti sono tenuti insieme dalla mela fresca, che viene grattugiata per ottenere una polpa cremosa, unendo gli altri ingredienti alla quale si otterrà un composto morbido e malleabile.
Se questo composto dovesse risultare troppo umido, si può rimediare aggiungendo qualche fiocco d’avena.

Questo composto è più facile da lavorare, non solo perché è più umido, ma perché la polpa della mela reidrata la frutta precedentemente essiccata, che diventa più morbida e si lascia mescolare più facilmente.

Anche in questo caso è ora sufficiente spalmare il composto su un foglio di carta da forno e disporlo nel nostro Biosec.

Anche se questo impasto è più umido, il tempo di essiccazione è pressappoco il medesimo, anche se l’essiccazione della superficie è un po’ più lenta e ci vuole un po’ più di attenzione nel rivoltare la barretta la prima volta.

Ovviamente ho essiccato col porco anche questa barretta, sia perché ho fatto un’unica infornata – pardon – essiccata, sia perché non resisto all’attrazione del porcellino.

Prometto alla generosa Tauro, che ha fatto tanta fatica ad inventarsene ben 12, di impegnarmi a usare anche altri programmi.
Certo, se nell’icona avessero usato uno stupido euro, anziché un delizioso porcellino, sarebbe tutto più facile…

N.B. la generosa Tauro segnala, come i suoi lettori ovviamente già sanno, che i prodotti precedentemente essiccati possono poi essere trattati con tutti i programmi, perfino con P4-Superhot, senza per questo perdere in qualità. Se si segue un’alimentazione crudista, sarà perfetto il P3-BioCrudista. In tutti i casi il tempo impiegato si ridurrà in modo sensibile rispetto all’utilizzo del maialino, ops, del P6-Economy. Per chiunque utilizzasse un essiccatore diverso da Biosec, i tempi varieranno al variare di flusso d’aria e temperatura d’esercizio.

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