Essiccando con… Larrycette

Dopo l’appuntamento mensile con le spugnole e la ricetta della rivista Passione Funghi & Tartufi, eccoci pronti a rispettare anche la seconda scadenza di febbraio, l’intervista del mese!

Oggi tocca a Larry, splendida, arancione, verbalmente debordante, grammaticalmente nazista (provatevi voi a sbagliare un congiuntivo in sua presenza) titolare del blog Larrycette.

Larrycette

Un angolino di Trieste in rete, dal quale l’autrice narra le sue prodezze culinarie e quelle di orienteering del marito. Sì, lei mangia, lui corre, alla fine gli opposti si attraggono e talvolta si contaminano pure: potreste trovare qua e là post comprovati l’eccellente appetito di lui e gli esilaranti (per come li narra) tentativi orientistici di lei. Il tutto farcito di belini vari, perchè Larry vive sì a Trieste, sposata ad un triestino verace, convinto ed orgoglioso, ma è nata e cresciuta nello splendido capoluogo ligure.

Ciò detto, vi accorgerete da soli di quale verve e capacità affabulatoria madre natura abbia dotato la nostra intervistata, insieme ad un altro paio di dettagli come il fuoco sacro per Springsteen e la follia congenita.

Larry utilizza Biosec da qualche anno, condivide quindi con noi la sua esperienza e ci racconta come si vive con un essiccatore in casa e… la testa affollata.

Andiamo dunque a incominciare…

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Larry! Ciao!
Chi è là? Chi va là?

Ma come? Non ci riconosci? Siamo noi…
Noi chi?

Ma come sarebbe a dire “noi chi”? Noi: le vocine nella tua testa! Ti ricordi?
Come no! Era un po’ che non vi facevate vive…

Ma no, noi ci siamo sempre, sei tu che ogni tanto non ci ascolti perché fai finta di essere normale.
Vi chiedo scusa.

Non fa niente. Cos’è questo profumino? Stai facendo uno strudel?
No, ma è vero, il profumo è lo stesso. È l’essiccatore nuovo: sto facendo chips di mela alla cannella. Sono una belinata, da fare: una volta affettate le mele, le si dispone sul cassetto del Biosec e le si cosparge di cannella in polvere, così resta appiccicata alle fette anche una volta che sono secche.

Ma un po’ di zucchero non ce lo metti?
Ma dico, poi quella matta sarei io? L’essiccazione porta via l’acqua, quindi i gusti si concentrano; se le zuccherassi sarebbero stucchevoli, anche perché ho usato aromaticissime mele fuji del mio omeo-biospacciatore di fiducia, mica porcherie da GDO.

E sono buone?
Belin!

Non ti crediamo.
Sono quasi pronte: assaggio per voi (tanto siete nella mia testa).

Mmm!
Quando assegneranno il Nobel per la sindrome premestruale, io lo vincerò con questa invenzione. Con una manciata di queste plachi lo spasmodico desiderio di dolce e, alla fine, hai ingurgitato le calorie di tre o quattro mele, che non sono pochissime, ma sono infinitamente meno di quelle di una merendina, e non ci sono schifezze. Salveranno più vite le mie mele alla cannella della penicillina. “Vite” intese come “giri vita”, “punti vita”.

Ma non fai prima a farla in forno?
Eh no, in forno cuocerebbero.

Magari tenendolo basso-basso…
Buh, magari sì, ma l’essiccatore consuma un botto di meno, e mi lascia il forno libero per fare altro.

E ci fai solo lo chips di mela?
Aoh vocine, ma siete uscite dalla pubblicità dello Sfornatutto? “Fa solo toast, pizzette”… è un essiccatore, quello che ci metti dentro, lui lo essicca.

E che bisogno c’è di essiccare le cose?
Eh, ci sono tanti motivi. Il principale è conservare le cose, come tutte le zucchine che ho lì pronte per farci la minestra o il risotto e che altrimenti sarebbero andate a male. Anche perché, a un certo punto, pure freezer arriva a tappo, mica ha capacità illimitata, e, francamente, preferisco avere posto per metterci altro.

Aspetta, tu non hai l’orto, abiti in un appartamento in centro a Trieste e ti fa impressione tutto ciò che ha a che fare con la natura. Che te ne fai di un essiccatore, come fai ad avere esubero di ortaggi? Non sai fare la spesa!
Non ho l’orto, è vero, ma faccio acquisti di gruppo, e capita di farsi prendere un po’ la mano, senza contare le volte che qualcosa ti resta in casa per un motivo o per l’altro. Affetto, essicco e metto via, e ho virtualmente tutta la casa a disposizione per stoccare le cose.

Va beh, ma non è così indispensabile un essiccatore, per essiccare, no?
Intanto definiamo il concetto di “indispensabile”: si potrebbe fare a meno del novanta per cento degli oggetti del nostro quotidiano e per il mio stile di vita in effetti no, l’essiccatore non è indispensabile. Probabilmente vivrei benissimo senza chips di mela, senza preparato per il brodo e senza zuppe pronte, così come vivrei benissimo anche senza lavastoviglie, senza lettore mp3 a senza cellulare, ma fa troppo comodo.

Non sono una fan degli elettrodomestici troppo specifici – è risaputa la mia avversione per yogurtiere, vaporiere, bollitori, friggitrici e altri ammennicoli che di fatto sono la restrizione di un elettrodomestico a una funzione specifica, o la versione elettrica di una cosa che si fa benissimo sul fornello, inventati solo per essere venduti -, infatti non vedo l’essiccatore come un fornetto. Un essiccatore è un essiccatore e serve per essiccare… Per me ha la stessa utilità della gelatiera: puoi fare il gelato anche rimestando periodicamente il preparato nel freezer, ma il risultato non è garantito ed è una menata pazzesca; allo stesso modo, puoi essiccare al sole (soprattutto se abiti a Cipro), o puoi essiccare nel forno, ma poi non ti lamentare se un sacchetto di mele secche ti costa come un vasetto di caviale o se vengono fuori mezze cotte.

È chiaro che tutto dipende dal bisogno e dal consumo di prodotti essiccati che uno ha. Siccome faccio il gelato meno di una volta all’anno, non ho una gelatiera e non la comprerò, ma poiché ho dichiarato guerra al dado da brodo, senza il mio fido Biosec sarei abbastanza nei guai.

… che poi, devo sempre provare a usarlo per fare le meringhe, che in forno non mi sono mai venute nella vita, mentre pare che nell’essiccatore vengano una meraviglia…

Quindi lo usi per fare le mele secche, per conservare quattro zucchine che non hai voglia di surgelare e il preparato per il brodo. È proprio indispensabile questo Biosec!
Vocine, vi siete svegliate simpatiche, oggi?
Se il mondo fosse un posto giusto, io sare un’acclamata autrice di bestseller e camperei sontuosamente scrivendo un romanzo ogni cinque anni, così avrei tutto il tempo di andare a fare la spesa in bicicletta dal contadino, e di cucinare squisiti manicaretti con ingredienti di stagione sempre appena colti.

Avrei anche uno stuolo di aitanti collaboratori domestici che laverebbero le stoviglie a mano, con grande risparmio energetico, e Springsteen in persona che mi corre dietro mentre faccio jogging cantandomi Thunder Road, così direi addio a quelle fastidiosissime cuffiette.
Invece ho un lavoro a tempo pieno (da qui deduciamo che il mondo non è un posto giusto: un sacco di gente che se lo meriterebbe più di me non ce l’ha), sono io che corro dietro a Springsteen per tutta l’Europa e ho un sacco di cose migliori da fare, che farmi venire la borsite ai fornelli, quindi essicco – che è un processo creativo e speciale come cucinare una pietanza nuova, non un noioso lavoro meccanico come metter su l’acqua della pasta – e mi godo le mie specialità essiccate.
Il riso cuoce in una ventina di minuti, ma sfido chiunque a fare un risotto in meno di tre quarti d’ora, partendo dalle cipolle e dalle zucchine sporche, che vanno lavate, mondate, affettate, fatte rosolare e cui solo dopo un po’ si aggiunge il riso. Io torno a casa da yoga alle otto, agguanto un vasetto di preparato per risotto (già tutto pesato), lo schiaffo nella prima pentola che trovo con un tocchettino di burro e “gli do da bere” per venti minuti esatti. Alle otto e mezza, di solito, ho già finito di mangiarlo.

Mmm… carboidrati alla sera… un’ottima idea, complimenti, ecco perché viviamo all’interno di una palla di lardo.
D’accordo, non era l’esempio migliore. Non lo faccio più di una volta al mese perché già così si fa prima a saltarmi che a girarmi intorno, figuriamoci se non stessi attenta a quello che mangio. Ma è per questo che mi serve il Biosec, pensate a quanto più crivellato di cellulite sarebbe il mio sedere se usassi il dado da brodo confezionato, che contiene meno del dieci per cento di verdure disidratate e il resto è tutto sale, glutammato e grassi vegetali. E poi, il brodo fatto con il preparato essiccato ha tutto un altro gusto. Profuma di verdure, anziché avere quel vago retrogusto di saponetta che fa tanto “pensione Aurora”.

Probabilmente il fatto che sia fatto solo con verdure aiuta…
… probabilmente, sì.

E così sei diventata una salutista… ti sei proprio imborghesita, come direbbe tua madre.
Non è che sono diventata salutista, è che sono diventata vecchia.
Quindici, o anche solo dieci, anni fa potevo mangiare le peggio cose senza subire conseguenza alcuna, a parte qualche chilo in più, ma, nella quantità di chili di troppo, niente che facesse la differenza. Ora, se non sto attenta a come respiro, rischio di essere arpionata dai giapponesi. Al di là dell’estetica, ormai irrimediabilmente compromessa, se mangiassi quello che mangiavo da giovane starei continuamente male. Non che ogni tanto non lo faccia, ma lo zucchero e la farina raffinati mi stendono: un sonno mortale sulle prime, una fame ferina dopo poche ore e una specie di sensazione di appannamento fino al giorno dopo.

Così una volta ogni tanto mi faccio la pasta in casa con la farina veramente integrale e le uova del contadino (cioè, uscite da culi di gallina alla cui estremità opposta c’è ancora un becco), poi la metto e essiccare e me la ritrovo pronta quando mi serve.
Ho perso il vizio di sgranocchiare schifezze a qualsiasi ora, ma siccome la sindrome premestruale è sempre in agguato, ho dei barattoli con delle striscette di zucchine al curry essiccate, così, se torno a casa incazzata col mondo per il solo fatto di avere un utero, se riesco a dominarmi solo nei pochi secondi in cui devo distinguere se afferrare il vado delle zucchine o quello delle mandorle, sono salva.

Queste striscette sono una variante delle chips di zucchine, ma hanno il curry al posto del sale, così posso mangiarne anche un quintale, senza che mi facciano una diga nell’aorta. E poi sono croccantissime, soddisfano proprio il bisogno nervoso di masticare che ogni tanto mi viene.
Più spesso, però, le sfodero come aperitivo quando invito qualcuno.
Ovviamente in tavola ci sono anche patatine fritte e salatini, perché se voglio mangiar sano io non significa che debba obbligare i miei ospiti a fare lo stesso, ma non mi piace far quella che sta a guardare la gente che mangia, così ho cominciato a portare in tavola anche questi stuzzichini, tanto per “avere qualcosa da fare” e… sono piaciuti! Di solito i maschi sono sospettosi, sono le mogli ad assaggiare per prime; quando queste assicurano che sono commestibili, i maschi più coraggiosi provano, e ammettono che sono buoni. C’è ancora qualcuno che non crede che siano crudi, ma ho anche smesso di cercare di convincerlo.

Va beh, ma tutto ‘sto amore per l’essiccato e tutta ‘sta creatività a briglia sciolta e poi non fai menzione del re degli ortaggi secchi…
Il fungo? Non vado a funghi, ho paura del bosco, è l’unica cosa che non abbonderà mai in casa mia.

Bestia, abbiamo detto “ortaggi”!
Il pomodoro! Ma certo, era ovvio: il pomodoro!
Il pomodoro secco dà dipendenza. Li ho fatti una volta sola; non so se ho avuto la mano particolarmente felice acquistandoli, ma sono venuti squisiti, ancora più saporiti di quelli comprati (che, a onor del vero, mi son sempre parsi buoni).

Tritati, diventano una polvere per colorare la pasta fatta in casa.

A proposito di coloranti, ne hai inventato uno niente male, ultimamente.
Grazie vocine! Sì, ne vado particolarmente fiera, l’ho usato per decorare una mia variante dei biscrudi e ha reso benissimo.

Cioè? Cioè?
Cioè: stay tuned, ho parlato da sola abbastanza, per oggi, mi pare.

9 Comments

  1. ormai è confermato..l’essiccatore è uno strumento fantastico e non ne posso più fare a meno..
    il mio “in prova” mi ha abbandonato sul più bello ed è decisamente ora che passi ad un Biosec 😉

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